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Essere o Apparire

LisMagazine 12 Editoriale

Quali sono i meccanismi psicologici dietro i social network? Cosa spinge le persone ad essere costantemente online? Tra coloro che usano Facebook, in realtà, si nasconde una grossa fetta di egocentrici e di narcisisti, se è normale da bambini manifestare un certo egocentrismo, da adulti diventa un modo infantile per attirare attenzioni su di sé, e cercare conferme.

Entusiasmo, Fonte Rinnovabile di Energia

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Si chiudono vecchi capitoli, si aprono nuovi capitoli, si ricomincia, si finisce, si crea, si disfa. La nostra portentosa, magnifica, impenetrabile natura è programmata per questo, si resetta mille volte in un'esistenza ed è capace di ritornare ad essere sempre nuova, sempre la stessa eppure ogni volta un'altra. E, necessario, nonché indispensabile, come un piccolo barlume lontano, fievole e tremolante, è l'entusiasmo.

La maschera della finta giovinezza e la maschera di internet, ovvero l'elogio dell'ipocrisia

foto editoriale

Una famosa giornalista italiana, ha querelato un altrettanto famoso social-network colpevole di non aver, come dire, "filtrato" i troppi commenti che palesavano giudizi non benevoli sul modo di mostrarsi in video della signora.
Questo episodio, da ritenersi in sé spiacevole, spalanca le porte su un'altra questione che va oltre le scelte estetiche del singolo.

Marameo!!!

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E' stato davvero difficile immaginare che ad un tratto nulla sarebbe più esistito, nulla. Più facile credere invece che chiunque abbia pensato, almeno per un attimo, alla possibilità che la paventata fine avrebbe potuto avere un fondo di verità, dal più scettico-razionale al paranoico-pavido. Perfino chi è animato da fede incrollabile nella divina bontà ad un certo punto si sarà chiesto perché nella Sua onnipotenza il Creatore non avrebbe potuto dare a tutti la più clamorosa tirata d'orecchie dai tempi di Noè e di contro coloro che non credono potrebbero aver pensato magari che Questi potesse aver deciso, ormai stufo di scarsi riconoscimenti, di dimostrare la Sua esistenza anche se in un modo eclatante ed enfatico, poco consono a Colui che è la misericordia stessa a detta di chi crede.

Sotto il fango la luce

dsc00319 1Non è forse quando c'è una crisi che desideriamo, più che in altri momenti, che finalmente si faccia chiarezza? Quando il gioco si fa difficile, la sconfitta è vicina, non vorremmo forse che si mettessero sul tavolo tutte le carte, di tutti i giocatori, ma con la faccia scoperta? E' quando tutto sembra perduto che desideriamo maggiormente di uscire dal buio dell'incertezza e pur correndo tutti i rischi del caso, fare luce su tutto quello che ci ha portati fin lì. La luce è tra i simboli più alti, la metafora più semplice per indicare ciò che puro, immacolato e ciò  che è ricco di propria ricchezza, al contrario dello scintillio che è qualcosa di più terreno, legato ad una opulenza vana.  Essa si lega allo spirito, all'inattaccabile essenza, quella che resta quando tutto va, quella che si preserva anche se in fondo, molto in fondo, quando il fango ha già coperto tutto. Allo sfavillio delle umane luminescenze, che sono ancora ciò che ci diletta pur senza grossi meriti, aggiungeremo la luce delle cose, quella che rinascerà dalle ceneri di un triste squarcio dell'era umana. Esiste la bellezza della creatività, la purezza della passione per quello che si fa, la sincerità di chi continua a investire nei sogni credendo che essi salveranno da una realtà troppo cruenta e difficile. Questo numero è dedicato a questi sogni così luminosi, alla luce delle cose, anche quelle effimere, ma che come tutte le cose fatte credendoci oltre ogni difficoltà aprono una finestra su un mondo illuminato. 

Ecosostenibile, logico, lusso, solidale, compatibile di Jaja Ferri

foto editoriale lis 5 L'idea che il pianeta vada preservato ormai si fa strada da sola nella nostra consapevolezza e le intenzioni che erano del singolo volenteroso e impegnato, stanno diventando quelle di una comunità sempre più vasta. Dalla differenziazione al riciclaggio, dall'equo-solidarietà al volontariato, dall'alimentazione biologica all'eco-attivismo, sono sempre di più le persone convinte che un piccolo gesto costruttivo da parte di ognuno può formare quella massa critica capace di fare la differenza, di salvare la Terra dai disastri di cui essa stessa è stata artefice, di restituire l'originaria dignità a questo pianeta che amorevolmente ci ospita e la cui meraviglia diamo spesso per scontata. La scelta di trasformare il proprio matrimonio in un evento eco-correct è certamente un passo in questi termini, un'alternativa costruttiva oltre che di ispirazione e sensibilizzazione. Essa rappresenta una forma di coerenza verso l'impegno che quello dell'unione tra due esseri umani può rappresentare rispetto al continuamento della vita, il costruire, il crescere e moltiplicarsi. Questo incontro moda-arte intende offrire un piacevole spunto, aprire una piccola finestra, sulla possibilità di sfruttare un momento della propria vita come il matrimonio, così carico di buone intenzioni e aspettative e in cui si è pronti ad investire moltissimo in ogni senso, per compiere un gesto che coniughi la gioia festosa che gli è propria con l'impegno sociale.

Padroni del tutto, possessori del nulla

foto editoriale lis 4 Un amico dalla profonda spiritualità, quella vera, svincolata da qualsiasi canone religioso,quella che si fa con l’azione volta al bene comune, al sorriso, alla condivisione, grande inconsapevole maestro di vita, mi diceva alcune settimane fa “sai ormai non è più possibile pensare al bicchiere mezzo pieno, piuttosto che vederlo mezzo vuoto, ci siamo ritrovati tutti a stringere un pugno di mosche e a dovere essere grati perfino per quelle poche mosche fastidiose, considerato che qualcuno non ha neanche nelle orecchie quel ronzio. La questione va spostata sul bicchiere non avendo più nulla da metterci dentro”. Lui vede tutti i giorni condizioni di bisogno su scala diversa: la famiglia il cui capo è spodestato dall’umiliazione di un licenziamento, il territorio consumato dalla guerra che recluta volontari che partono senza idee, ma con la possibilità di avere ‘qualcosa da fare’, intere generazioni private del sogno della propria esistenza ad opera della fame. il bicchiere per lui è il materiale della nostra anima, è ciò su cui possiamo ancora e imperituramente fare affidamento ed il luogo che può ospitare la ‘liquido/scelta’ che possa essere migliore per tutti. Lo sfacelo che ci circonda e che solo se si è morti più morti della stessa morte alla quale spesso ci si sente condannati, si può non cogliere, ha in sé il grande merito di avere portato unione e compassione tra il genere umano, che pure molta strada deve ancora fare. se prima le categorie privilegiate dell’umanità ritenevano di essere ben lontane da quella porzione reietta e sofferente ad un passo da sé, protette e non scalfibili da povertà e perdita della dignità, hanno dovuto rivedere il tutto e ciò in molti casi ha portato alla revisione non solo dei conti bancari, ma anche delle coscienze. coloro che si credevano i padroni del ‘tutto’ si sono ritrovati ad essere i possessori del ‘nulla’. Le consacrazioni al dio denaro hanno portato non solo allo svuotamento del bicchiere, quanto alla fessurazione dello stesso e al suo frantumarsi in mille piccole scaglie trasparenti. dedichiamo questo numero al rosso nel linguaggio che ci è proprio, la moda, l’arte, vorremmo usare questo colore come simbolo di ciò che in questo momento lega ogni essere umano all’altro, più che in altri momenti della storia. in questo momento di sovversione dei canoni, pensiamo a questo colore della passione e così vincolato alle cose terrene, come alla tinta madre dello scoppio dell’universo conosciuto, come alla scintilla che permette di ricominciare da capo. pensiamo ad un papavero non per ciò che vede in esso un narcotrafficante, ma alla sua natura di fiore semplice e bellissimo, etereo, vibrante. Questa è anche la natura del pensiero che ci porterà, attraverso il travaglio di quest’epoca di piaghe e distruzione, nell’era della profondità, del valore di ognuno, della scoperta (riscoperta) della verità del nostro essere. e’ finito probabilmente il tempo del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto, è arrivato il tempo di pensare al bicchiere e a ciò che finalmente, e dobbiamo prenderne coscienza, possiamo metterci dentro. perché noi possiamo scegliere. che questa idea si leghi a doppio filo (rosso) nel nostro cuore.

Soul Surgery di Jaja Ferri

foto editoriale lis 3 Questi sono solo alcuni suggerimenti per distendere i tratti, eliminare le scorie, spianare le rughe, avere un sorriso splendente e tutte le curve al posto giusto ( o quantomeno per vedersi così guardandosi allo specchio). Mantenersi in salute e avere cura del proprio corpo è un nostro dovere, abitiamo un luogo sacro datoci in prestito, ma in fondo il vero look da curare è quello della propria anima. potremmo cominciare smettendo di correre verso il possesso della perfezione esteriore o di quelle manifestazioni che riteniamo ne siano indice e protendendoci con tutti noi stessi verso una felicità possibile.

La vera rivoluzione di Jaja Ferri

foto editoriale lis 2 È come se una coltre fumosa e spessa, come una folata improvvisa, avesse spazzato in un colpo il buon senso e la misura, come se fossimo piombati in un caos che, più o meno consapevolmente, abbiamo barattato con l’idea di libertà. tutti, prima di aprire bocca su qualsiasi questione prendiamo le distanze dalla moralità: “non per fare il moralista …”,”non vorrei che sembrasse che ne faccio una questione di morale … ”. E perché no? Forse la distanza che abbiamo preso è eccessiva, forse la battaglia che abbiamo condotto per essere
persone’ libere’ ci ha portati nella direzione sbagliata. si è perso il senso intimo e la mancanza di intimità ha ridotto il senso del valore. tutto è troppo visibile, tutto è troppo detto, è condiviso non ciò che rappresenta un valore, ma quello che in sé rappresenta vuoto, mancanza, assenza e annullamento di ogni valore. tutto è raccattato con i mezzi più vili, purché venga raccattato, niente si riesce più a meritare animati da quel meraviglioso senso di conquista, di sacrificio, che porta a sentire il traguardo, lontano e irraggiungibile, più vicino, sempre più vicino e accorciandosi la distanza a renderci migliori come esseri umani. che la nostra libertà finisce dove comincia quella di un altro è un concetto da ritenersi antiquato, soggetto a scadenza, moralista, falso e bacchettone? Oppure, al momento attuale, quanto di più trasgressivo, eversivo, eretico e politicamente svincolato esista? se invece di continuare a svilire la nostra natura in ogni sua forma provassimo ad esaltarla? Intelligenza, lealtà, senso di giustizia, sono parole così familiari, geneticamente inscritte nell’essere umano, potremmo ripescarle nel sacchetto chiuso delle nostre verità. E senza falsi o scontati moralismi, sarebbe una pesca miracolosa. Non ci avevano insegnato che ci differenziamo dagli animali perché la nostra intelligenza, lo spirito, intelletto e il raziocinio, ci consentono di tenere a bada il nostro istinto, che di fondo è identico a quello di un animale? Il concetto si accompagnava a tavole illustrative che vedevano la curva della schiena di un primate accartocciato su se stesso, colmarsi fino a diventare l’uomo eretto, nostro rappresentante, che per quanto fosse brutto il disegno era sempre splendido. pare che quella figura debba rileggersi al contrario. siamo tutti piegati e schiavi, come se ci fosse impedito di guardare in alto, come se ‘sopra’ ci fosse solo fumo nero. La caduta dei valori? L’abbattimento della morale? L’egoismo elevato a massima aspirazione? tutto trangugiato nel vortice del caos, confusione imperante nella personale dirittura, nelle priorità su larga scala, nella cultura, nel costume, nelle relazioni, nella famiglia. solo caos, contagioso e contaminante, nessuno amico di nessuno e tutti nemici di tutti. corpi svenduti perché quello è l’unico utilizzo che gli si concede senza neanche prevedere opzioni. E soprattutto poche domande e men che meno quella che chiede “ma forse potrei avere di meglio per me?” tutto è invece giustificato e zittito dalla mancanza di mezzi, dalla difficoltà di sostenersi, offendendo chi con la schiena dritta, col bene condiviso si nutre ogni giorno e sfama chi la fame la conosce davvero. si può sperare solo che il silenzioso senso di offesa di coloro che continuano nella difficoltà effettiva, ridisegnino un nuovo quadro evolutivo, con un uomo un po’ meno animale e sempre più uomo. E se finalmente ci concedessimo la libertà di essere uomini? E se ci concedessimo un’unica indulgenza, quella della dignità? sarebbe una vera rivoluzione e senza il vincolo della morale, dell’apparenza e del facile giudizio. La vera rivoluzione sarebbe il recupero cosciente della nostra dignità.

I colori della vita (2)

foto editoriale lis 1 Non è bellissima la definizione scientifica di colore? dice così: “il colore è una parte della luce visibile ai nostri occhi”. grazie alla luce noi vediamo quello che abbiamo intorno, la luce illumina e noi possiamo godere della visione di ciò che ci circonda. i raggi luminosi investono un bicchiere, noi ne percepiamo la forma, la trasparenza; la luce investe la pagina bianca e noi vediamo il filo nero dell'inchiostro costruire i suoi ricami; una sposa innamorata attraversa la navata e noi vediamo avanzare la sua bianca figura grazie alla luce. Ma quella definizione dice anche che molta parte di quella luce è per noi invisibile. possibilità misteriosa e affascinante che invita a trascendere i nostri stessi limiti. Un' idea bellissima e ancora più affascinante se consideriamo che la luce bianca possiede in sé tutti i colori dell'arcobaleno e che i colori sono determinati dalla loro lunghezza d'onda, cioè, come dire, dal 'modo' che hanno di propagarsi. senza spingersi troppo oltre, ma potremmo dire che essi sono una metafora perfetta dell'individualità. il rosso è il colore con la maggiore lunghezza d'onda, il violetto con la più corta. inoltre il rosso , il verde e il blu sono colori puri primari, essi sommati danno la luce bianca mentre combinati tra loro producono tre colori puri detti 'sottrattivi': il ciano, il magenta, il giallo che a loro volta mescolati danno gli altri tre. e la mente va ad altre metafore e neanche di metafore si tratterebbe, piuttosto dello stesso processo creativo nascosto (in fondo solo a chi non vuole vederlo) dietro tutte le cose. Quella donna ingenuamente felice, candidamente persa nella nebbia delle proprie aspettative, che avanza di bianco vestita, porta con sé un mondo colorato e se per un giorno quel bianco sarà il simbolo di un inizio, di una purezza ritrovata, sarà certamente luce che passando attraverso il prisma della quotidianità rivelerà la ricchezza cromatica di un essere umano.

Quel bisogno di chiarezza

foto editoriale lis 0 L'atmosfera si è incupita e i giorni diventano brevissimi. i tempi, disegnati da un sottile ( e neanche poi tanto) senso di precarietà, rendono il desiderio di chiarezza, di lucidità, di ordine, di idee luminose, brillanti, ancora più pressante e forte. e' la stagione invernale? e' la mancanza di certezze? serve la Luce del bianco, serve la Luce in tutte le sue possibilità. Quella emessa dalle cose. serve l' essenza delle cose, che è sempre luminosa, serve la sostanza che è bianca e luminosa perché gode della purezza della verità. in un'epoca in cui la menzogna è ciò che stimola maggiormente il senso di lealtà, generando uno dei periodi più bui della storia umana, godiamo e confortiamoci almeno della Luce che viene dalla bellezza.

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