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Essere o Apparire

LisMagazine 12 Editoriale

Quali sono i meccanismi psicologici dietro i social network? Cosa spinge le persone ad essere costantemente online? Tra coloro che usano Facebook, in realtà, si nasconde una grossa fetta di egocentrici e di narcisisti, se è normale da bambini manifestare un certo egocentrismo, da adulti diventa un modo infantile per attirare attenzioni su di sé, e cercare conferme.
A volte il bisogno di attenzione sfocia nell'ostentazione: si condividono tutti particolari della propria vita privata su Internet, dove riservatezza e distinzione tra individuale e collettivo non esiste più. Un modello di comunicazione che si ritrova anche in televisione: che racconta tutto di tutti.
Viviamo dunque la società dell'apparenza che ha creato un fenomeno diffusissimo: il Selfie; a Narciso sarebbe sicuramente piaciuto moltissimo: braccio teso, smartphone alla mano, un click e la propria immagine è pronta.
In effetti non ci sarebbe niente di male a condividere una foto che ritrae un momento speciale, ciò che fa riflettere, è il fatto che sempre più spesso l'immagine rappresenta una parte di sé che si vuol far vedere e non ciò che si è in realtà. Ma cosa si nasconde dietro al selfie?
In realtà si nascondono carenze di autostima. Se per gli adolescenti l'acquisizione dell'autostima rappresenta il momento di cambiamento in una fase delicata della loro vita, per gli adulti questo atteggiamento di ostentazione può addirittura diventare patologico e il pericolo maggiore viene dall'essere condizionati dal successo o meno della propria foto.
Quando contano molto il numero dei LIKES o dei commenti, allora è il momento di preoccuparsi! Scattarsi una foto da soli e postarla, infatti non è sempre un’azione serena di cui si condivide la gioia, ma può essere un gesto dettato dall'ansia di ricevere un riscontro positivo.
La cosiddetta “Me Me Me Generation”, i “Millennials” come scrive il Time (nati tra l’80 e il 2000), costituiscono una generazione di narcisisti per eccellenza. Questi quasi trentacinquenni restano fissati alla propria immagine in una sorta di rapimento autocontemplativo, fugando i limiti e la frustrazione, non potendo reggere la ferita di un divieto, o di un rifiuto. Non sono in grado di cogliere ciò che li rende unici, perché nessuno li ha mai aiutati ad andare oltre il luccichio del placcato oro; sono persi rispetto a quale sia il loro posto nel mondo, persi rispetto all’amore. Spesso depressi nonostante tutto sia loro possibile.
Nel terrore dell’impegno e della responsabilità, vivono sull’onda di sentimenti che durano cinque minuti, tempeste emozionali da cui si fanno travolgere, e così usano le parole: un giorno amano, quello dopo sono confusi, dopo ancora sono innamorati di un altro, o forse no, e chissenefrega che tutto questo abbia delle conseguenze su chi ti sta loro vicino, tanto l’altro esiste solo come loro riflesso, e proprio questa è la sua funzione: fare da specchio.
L’importante è avere una bella foto profilo al giorno, che tolga "le cose pesanti" di torno,ancora non sanno quanto presto tutto questo risulterà loro insostenibile. E’opportuno ricordare che i social network non rappresentano l’unico mezzo di socializzazione. Sarebbe pertanto auspicabile non perdere il contatto con forme di relazioni più fisiche e dirette. Dunque, la prossima volta che avete un dubbio esistenziale o vi sentite un più frustrati, ricordate che una passeggiata con una persona cara dà molte più risposte di un “mi piace” a un selfie! Ultima riflessione : per l'autoscatto perfetto basterebbe scegliere quella più vera, magari non corrisponde a quella migliore, ma quella in cui appare un'emozione, più o meno bella, ma reale. Un sorriso, una faccia buffa, piena di imperfezioni ma autentica!

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