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Editoriale

La maschera della finta giovinezza e la maschera di internet, ovvero l'elogio dell'ipocrisia

foto editoriale

Una famosa giornalista italiana, ha querelato un altrettanto famoso social-network colpevole di non aver, come dire, "filtrato" i troppi commenti che palesavano giudizi non benevoli sul modo di mostrarsi in video della signora.
Questo episodio, da ritenersi in sé spiacevole, spalanca le porte su un'altra questione che va oltre le scelte estetiche del singolo.


Sebbene chi abbia il privilegio di andare in video in una trasmissione tra le più amate e seguite nel nostro paese (ahimè), avrebbe anche il dovere di una autoregolamentazione basata sulla misura e il buongusto e come principale obiettivo la professionalità,  e pur ponendo tali elementi come secondari (ahimè di nuovo e di più), il punto della questione è una notevole contraddizione di fondo.
Spesso i social- network sono la voce di persone che dietro  un monitor trovano forza, coraggio di espressione, in casi estremi anche un'identità, persone che si sentono quello che nella vita reale non riescono ad essere, mascherati dietro quella trincea riescono a smascherarsi, e impavidi intrecciano relazioni che altrimenti non si sognerebbero mai di avere, dicono cose che altrimenti non direbbero mai, si mostrano per quello che vorrebbero essere o che stanno cercando di essere, così come chi attraverso un altro monitor fa lo stesso ma mostrandosi, anzi evidenziandosi, forte del proprio ruolo, con un aspetto che può apparire falsato, un viso troppo tirato, truccato, illuminato, un corpo troppo fasciato, scosciato, scoperto e quant'altro.
In fondo lo stesso problema: chi lancia la pietruzza nascosto dietro l'albero e tira via  la mano e chi nasconde ciò che è veramente mettendo altri abiti, entrambi animati dalla paura di essere. Uno dice 'ti condanno perché insulti il mio senso estetico ed essere lì allo scoperto ti pone nella condizione di subire le mie offese o considerazioni' e l'altro che dice 'sono qui e ho bisogno di sentirmi all'altezza, combatto i miei anni, li nascondo a me stesso e ciò e l'unica cosa che conti'.
Il toro dice cornuto all'asino.
L'equazione? La mia libertà di espressione sta alla tua come il tuo rispetto per essa sta al mio rispetto per la tua.
Facile. Facile? Macché!!?
La signora che vuole essere libera di mostrare il proprio canone di bellezza che rifugge così le sue insicurezze, sia esso condiviso oppure no dai milioni di telespettatori che la seguono, dovrebbe a rigor di logica accettare che altri si esprimano su ciò che lei ha deciso di mostrare di sé senza sentirsi, come ha detto, "vittima di molestie" perpetrate da commenti che il social- network ha impunemente pubblicato.
D'altro canto colui che pigia sui tasti per esprimere un'idea o solo sfogare la sua rabbia e protetto da un oceano di pixel ritiene di essere libero di esprimere la propria  opinione  scrivendola lì, nero su bianco, sapendo che altrettante migliaia di persone la leggeranno, dovrebbe uscire, spegnere il computer, accanirsi sulle questioni vere a viva voce, scazzottando a suon di vita reale ciò che lo fa arrabbiare. Con saggezza tutta partenopea,  l'amato Massimo Troisi avrebbe detto:
- Iesci e tocc' e femmene-  magari senza siliconi aggiunti, castigate, fiere delle proprie rughe, o come più ci piacciano. Alla fine bisogna dire soltanto bando all'ipocrisia e per usare un gioco di parole, alle cause perse che su di essa si basano.

 

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