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Editoriale

Sotto il fango la luce

dsc00319 1Non è forse quando c'è una crisi che desideriamo, più che in altri momenti, che finalmente si faccia chiarezza? Quando il gioco si fa difficile, la sconfitta è vicina, non vorremmo forse che si mettessero sul tavolo tutte le carte, di tutti i giocatori, ma con la faccia scoperta? E' quando tutto sembra perduto che desideriamo maggiormente di uscire dal buio dell'incertezza e pur correndo tutti i rischi del caso, fare luce su tutto quello che ci ha portati fin lì. La luce è tra i simboli più alti, la metafora più semplice per indicare ciò che puro, immacolato e ciò  che è ricco di propria ricchezza, al contrario dello scintillio che è qualcosa di più terreno, legato ad una opulenza vana.  Essa si lega allo spirito, all'inattaccabile essenza, quella che resta quando tutto va, quella che si preserva anche se in fondo, molto in fondo, quando il fango ha già coperto tutto. Allo sfavillio delle umane luminescenze, che sono ancora ciò che ci diletta pur senza grossi meriti, aggiungeremo la luce delle cose, quella che rinascerà dalle ceneri di un triste squarcio dell'era umana. Esiste la bellezza della creatività, la purezza della passione per quello che si fa, la sincerità di chi continua a investire nei sogni credendo che essi salveranno da una realtà troppo cruenta e difficile. Questo numero è dedicato a questi sogni così luminosi, alla luce delle cose, anche quelle effimere, ma che come tutte le cose fatte credendoci oltre ogni difficoltà aprono una finestra su un mondo illuminato. 

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