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Editoriale

La vera rivoluzione di Jaja Ferri

foto editoriale lis 2 È come se una coltre fumosa e spessa, come una folata improvvisa, avesse spazzato in un colpo il buon senso e la misura, come se fossimo piombati in un caos che, più o meno consapevolmente, abbiamo barattato con l’idea di libertà. tutti, prima di aprire bocca su qualsiasi questione prendiamo le distanze dalla moralità: “non per fare il moralista …”,”non vorrei che sembrasse che ne faccio una questione di morale … ”. E perché no? Forse la distanza che abbiamo preso è eccessiva, forse la battaglia che abbiamo condotto per essere
persone’ libere’ ci ha portati nella direzione sbagliata. si è perso il senso intimo e la mancanza di intimità ha ridotto il senso del valore. tutto è troppo visibile, tutto è troppo detto, è condiviso non ciò che rappresenta un valore, ma quello che in sé rappresenta vuoto, mancanza, assenza e annullamento di ogni valore. tutto è raccattato con i mezzi più vili, purché venga raccattato, niente si riesce più a meritare animati da quel meraviglioso senso di conquista, di sacrificio, che porta a sentire il traguardo, lontano e irraggiungibile, più vicino, sempre più vicino e accorciandosi la distanza a renderci migliori come esseri umani. che la nostra libertà finisce dove comincia quella di un altro è un concetto da ritenersi antiquato, soggetto a scadenza, moralista, falso e bacchettone? Oppure, al momento attuale, quanto di più trasgressivo, eversivo, eretico e politicamente svincolato esista? se invece di continuare a svilire la nostra natura in ogni sua forma provassimo ad esaltarla? Intelligenza, lealtà, senso di giustizia, sono parole così familiari, geneticamente inscritte nell’essere umano, potremmo ripescarle nel sacchetto chiuso delle nostre verità. E senza falsi o scontati moralismi, sarebbe una pesca miracolosa. Non ci avevano insegnato che ci differenziamo dagli animali perché la nostra intelligenza, lo spirito, intelletto e il raziocinio, ci consentono di tenere a bada il nostro istinto, che di fondo è identico a quello di un animale? Il concetto si accompagnava a tavole illustrative che vedevano la curva della schiena di un primate accartocciato su se stesso, colmarsi fino a diventare l’uomo eretto, nostro rappresentante, che per quanto fosse brutto il disegno era sempre splendido. pare che quella figura debba rileggersi al contrario. siamo tutti piegati e schiavi, come se ci fosse impedito di guardare in alto, come se ‘sopra’ ci fosse solo fumo nero. La caduta dei valori? L’abbattimento della morale? L’egoismo elevato a massima aspirazione? tutto trangugiato nel vortice del caos, confusione imperante nella personale dirittura, nelle priorità su larga scala, nella cultura, nel costume, nelle relazioni, nella famiglia. solo caos, contagioso e contaminante, nessuno amico di nessuno e tutti nemici di tutti. corpi svenduti perché quello è l’unico utilizzo che gli si concede senza neanche prevedere opzioni. E soprattutto poche domande e men che meno quella che chiede “ma forse potrei avere di meglio per me?” tutto è invece giustificato e zittito dalla mancanza di mezzi, dalla difficoltà di sostenersi, offendendo chi con la schiena dritta, col bene condiviso si nutre ogni giorno e sfama chi la fame la conosce davvero. si può sperare solo che il silenzioso senso di offesa di coloro che continuano nella difficoltà effettiva, ridisegnino un nuovo quadro evolutivo, con un uomo un po’ meno animale e sempre più uomo. E se finalmente ci concedessimo la libertà di essere uomini? E se ci concedessimo un’unica indulgenza, quella della dignità? sarebbe una vera rivoluzione e senza il vincolo della morale, dell’apparenza e del facile giudizio. La vera rivoluzione sarebbe il recupero cosciente della nostra dignità.

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